Malattie Rare e social media: i questionari online possono essere utili, ma hanno delle limitazioni

Se da una parte è più facile rispondere senza l’imbarazzo del rapporto diretto, dall’altra il paziente non ha nessuno a cui chiedere chiarimenti sulle domande

Chiunque conosca anche solo in minima parte social network come Facebook, Twitter o Instagram potrebbe confermare che ora più che mai il loro ruolo è equivalente a quello che, negli anni ’30, fu attribuito alla televisione: allora le notizie e lo spettacolo arrivavano direttamente nel salotto di casa in ogni istante, si potevano vedere eventi accaduti in città lontane, la circolazione di informazione era più veloce e non più strettamente legata a luoghi di raccolta, come le piazze: il mondo diventava più piccolo. Oggi, grazie ai social network ognuno di noi è collegato direttamente con amici e conoscenti in ogni istante e ovunque sul pianeta. Facebook raggiunge quasi 2 miliardi di iscritti ed il volume di utenti di Twitter e Instagram è cresciuto in maniera vertiginosa negli ultimi anni; si tratta di strumenti facili da utilizzare e adattabili alle esigenze del fruitore perché da una parte risultano in grado di offrire momenti di frivolezza e spensieratezza, dall’altra possono rivelarsi un utile veicolo di informazioni e una piattaforma di espansione e visibilità in ambito lavorativo. Mai come adesso la teoria dei “sei gradi di separazione” trova applicazione e, nonostante sorgano continuamente dubbi sulle derive sociali che questo nuovo trend ha innescato e sui limiti etici e legali che un social network deve avere, la gente ama rimanere “connessa” e perennemente aggiornata.

 

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